Il teatro dei pappagalli. La Parigi di Charles Valentin Alkan. Un romanzo musicale di Maria Caterina Cicala.

Recensione di Girolamo De Simone

“Le nom d’Alkan est connu de tous les pianistes, mais son Oevre est ignoré de la plupart. Il en était de même, il y a trente ans, pour Berlioz; tout le monde savait son nom, personne ne connaissait sa musique. Sans vouloir ètablir une comparaison entre le grande symphoniste et le puissant maître du piano qui nous occupe, il nous paraît juste et sourtout profitable pour le monde des virtuoses que les productions gèniales d’Alkan prennent enfin la place à laquelle elles ont droit dans l’estime des artistes, des professeurs et des amateurs. Si les années ont augmenté au lieu de diminuer la valeur de l’Oevre d’Alkan, il faut en chercher la raison dans sa grande sincérité et sa grande indépendance. Sa perpétuelle recherche du mieux, sa rare technique du piano, son système harmonique si original, relevant l’idée toujours intéressante, font de son oevre une véritable école de perfectionnement. Qu’on lise, en effet, ses admirables Études mineures, ser Marches, ses Prières, ses merveilleuses Transcriptions, plus orchestrales que celles de Liszt, autant de chefs-d’oevre pris au hasard dans un ensemble considérable à chaque page éclosent des inventions techniques, des effets de sonorité, des difficultés touchant aux derniéres limites de l’art du piano. Liszt, Rubinstein, Bülow, tous ses contemporains éminents témoignérent de leur admiration pour les productions de ce talent robuste et généreux. Nul doute que tous les musiciens qui s’intéressent à l’histoire et aux développements de l’art du clavier ne nous suivent dans l’oevre de réparation que nous entreprenons pour la gloire d’Alkan et l’Honneur de notre École française du Piano”.
(Tratto da “Nouvelle Édition de ses Oevres choises revue par E.-M. Delaborde et I. Philipp. Paris – Costallat & C.ie, Éditeurs. Data della pubblicazione non indicata. Presumibilmente 1910 circa).

La copertina del romanzo di Maria Caterina Cicala

“Il nome di Alkan è noto a tutti i pianisti, ma la sua opera è ignorata dalla maggior parte. Era lo stesso trent’anni fa per Berlioz; tutti conoscevano il suo nome, nessuno conosceva la sua musica. Senza voler stabilire un paragone tra il grande sinfonista e il potente maestro del pianoforte che ci occupa, ci sembra giusto e soprattutto proficuo per il mondo dei virtuosi che le geniali produzioni di Alkan prendano finalmente il posto a cui sono intitolate nella stima di artisti, insegnanti e dilettanti. Se gli anni hanno aumentato anziché diminuire il valore dell’opera di Alkan, il motivo va ricercato nella sua grande sincerità e indipendenza. La sua continua ricerca del meglio, la sua rara tecnica pianistica, il suo originale sistema armonico, rispecchiando l’idea sempre interessante, fanno del suo lavoro una vera e propria scuola di perfezionamento. Leggiamo, infatti, i suoi mirabili Studi in tonalità minore, le sue Marches, le sue Preghiere, le sue meravigliose Trascrizioni, più orchestrali di quelle di Liszt, tanti capolavori presi a caso da un cospicuo insieme che ad ogni pagina tratteggiano invenzioni tecniche, effetti sonori, difficoltà che toccano il limite ultimo dell’arte del pianoforte. Liszt, Rubinstein, Bülow, tutti i suoi eminenti contemporanei hanno testimoniato la loro ammirazione per le produzioni di questo talento robusto e generoso. Non c’è dubbio che tutti i musicisti interessati alla storia e agli sviluppi dell’arte della tastiera ci seguiranno nel lavoro di riparazione che stiamo intraprendendo per la gloria di Alkan e l’onore della nostra Scuola di pianoforte francese”.

Quando qualche giorno fa mi è stato recapitato il romanzo “Il teatro dei pappagalli” (Acquario, Torino 2021, pp. 212, euro 15,00. Dotato di QR code con apertura di Web Side e contenuti aggiuntivi) della scrittrice partenopea Maria Caterina Cicala, ne sono stato piacevolmente sorpreso: il libro racconta la storia dell’articolato rapporto tra due pianisti, Charles Valentin Alkan e del suo presunto figlio illegittimo Élie Miriam Delaborde. La figura di Alkan è delineata mirabilmente proprio dal figlio, nella nota che ho riportato più sopra, posta quale incipit della collana di revisioni da lui curate. Delaborde, molto più ‘inserito’ nelle normali vicende della vita musicale accademica, fu originale quanto il padre. Anch’egli pianista-compositore, riuscì a insegnare al Conservatorio, a differenza di Alkan, che si vide negare la medesima aspirazione a causa di Antoine François Marmontel, figura meno mitica, ma didatta di gran valore. Delaborde pubblicò o revisionò gran parte delle opere del padre, pubblicandole e in qualche modo salvandole dall’oblio cui invece furono destinate le traduzioni dalla Bibbia o da altri testi sacri ebraici realizzate da Alkan durante i lunghi anni del suo auto-isolamento.

Il romanzo racconta in modo gradevole la vita dell’uno e dell’altro, puntando soprattutto sull’ambiguità del rapporto padre-figlio (Delaborde fu anche allievo di Alkan), e sull’intreccio affettivo – complesso – che probabilmente ne derivò. Uno dei molti pregi del volume consiste negli apparati, minimi ma sufficientemente esplicativi, che offre al lettore: dopo una premessa, che assume il titolo di Ouverture, vengono presentati i protagonisti, e le comparse, del libro: di Alkan e Delaborde già s’è detto. Ma nell’ordine di apparizione ci sono personaggi di primo piano della (buona) società e della vita artistica e culturale della fine dell’Ottocento: la principessa Catherine Orloff; Zinaida de Mansouroff, sorella di un principe e allieva di Chopin; il pittore Gustave Courbet; Charles Baudelaire e la sua musa Apollonie Sabatier, di cui anche Delaborde si innamorerà. E poi: Théophile Gautier, Flaubert, Manet, Garibaldi, Gustave Doré, Bizet, Turgenev… e tanti altri che vissero le vicende dell’epoca. In calce al romanzo, infine, tra le “Fonti d’ispirazione” possono rintracciarsi quelle utilizzate dall’autrice Maria Caterina Cicala per trarne ispirazione e costruire la narrazione attraverso fondata ricerca.

Tutto quanto sin qui accennato potrebbe indurre al pensiero (errato) di un romanzo storico di una certa pesantezza. E invece il volume si legge tutto d’un fiato, persino in pochi giorni, se si vuole. Il racconto è agile, pieno di particolari e affascinante per quanto sappia accendere la curiosità su un mondo lontano e sulle musiche oggi non notissime dei suoi protagonisti; o richiamare anche le opere e le vicende più note, ponendole tuttavia in una luce differente, arricchita, come esposte allo sguardo degli stessi protagonisti. La veste editoriale è gradevole, ben curata (progetto grafico di Paola Lenarduzzi). Il libro, agile nel formato, consta di 213 pagine, che scorrono veloci, presentando momenti di poesia e costringendoci a sottolineare frasi opere e intrecci da approfondire. Un vero contrappunto di idee che traspare, ad esempio, da una frase di Manet: “Penso che bisogna dipingere ciò che si vede fino al punto da essere parte della visione” (p. 110). Oppure dalle parole messe in bocca allo stesso Delaborde, nel punto forse nodale del romanzo: “Non ho ricordi della mia infanzia, né della mia giovinezza. Forse non c’è nulla da ricordare. Come si fa a ricordare l’assenza. L’assenza è uno spazio vuoto. Come si può ricordare il vuoto? No. Se avessi avuto abbracci me li ricorderei. Certo, potresti anche dirmi che non era nel tuo carattere abbracciare, circondare, accogliere, ma sarebbe bastata una carezza non sfuggente, uno sguardo non giudicante, un attimo di attenta tenerezza. Io ne avevo bisogno. Io avrei voluto essere il centro del tuo mondo” (p. 167).

E in questa frase si scorge forse l’amore profondo del figlio Delaborde, credo in fondo corrisposto, pur se in modo misantropico e solitario, dal padre Alkan, e confermato dall’amorevole cura del suo lascito musicale, non casualmente definito… “GENEROSO”.

Un romanzo da gustare fino all’ultima parola: un viaggio meraviglioso nella musica, nella storia e, perché no, e nelle dinamiche narcisistiche – per eccesso o per difetto – che talvolta appesantiscono i nostri rapporti e le nostre scelte più importanti.

Una delle poche fotografie conosciute di Charles Valentin Alkan
La copertina di una delle revisioni da Alkan curate da Delaborde
Elenco di alcune revisioni di Delaborde